Questo sito di Ricerca AM si propone di raccogliere gli aforismi del filosofo colombiano Nicolás Gómez Dávila (1913-1994), nonché gli scritti sulla sua opera e la sua vita, con l'intento di promuovere la conoscenza del lavoro e dei risultati di uno dei massimi pensatori del Novecento e di tutti i tempi.
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"Dio è morto" esclamò quel Venerdì Santo che è stato l'Ottocento.
Oggi viviamo nell'atroce silenzio del sabato.
Nel silenzio del sepolcro abitato.
In quale secolo spunterà, nel sepolcro vuoto, l'alba della Domenica di Pasqua?
Sembra che oggi in Occidente, in quella parte del mondo che ha conosciuto la "morte di Dio" e che vive i suoi giorni in un'epoca che essa stessa ha definito 'postmoderna', sia assai complicato incontrare sul nostro cammino quel "rigore della speranza", quel
"senso del dovere e del bisogno così implacabili e incorruttibili" appartenuto ai grandi uomini del passato e che, ormai, "questo tempo sciocco ignora del tutto". Complicato sì, ma non
impossibile. Perché è proprio durante l'arco del XX secolo che nel cuore della Colombia, in una casa in stile Tudor di Santa Fé de Bogotá, vive pensa e scrive Nicolás Gómez Dávila (Bogotá, 1913 – Bogotá, 1994), l'"illustre sconosciuto" che,
attraverso i suoi aforismi, o meglio i suoi "tocchi cromatici di una composizione pointilliste" ha fatto luccicare ancora una volta, secondo
un'efficace formula di Franco Volpi, l'"anima della vecchia Europa".
Ma qual è l'Europa a cui Dávila fa riferimento? Quale la vecchia e quale la nuova? Quale l'orizzonte storico-culturale dal quale emergono e prendono vita le sue sentenze? Si è parlato di morte di
Dio: ebbene Dávila è convinto che "il più grande errore moderno non è l'annuncio della morte di Dio, ma l'essersi persuasi della morte del diavolo". L'Occidente che ha rinunciato una volta per
tutte alla sua "avventura metafisica", sprofondando nella volgarità, nella banalità e, di conseguenza, nel male, è ciò contro cui Gómez Dávila scrive e combatte. L'Occidente che rigettando l'idea
di Bene, ha dimenticato necessariamente ciò che Bene non è e che al Bene si riferisce come suo opposto per definirsi come Male, sprofondandovi forse inconsapevolmente o, perché no?, commettendo
volontariamente un tale delitto; un delitto commesso ai danni del tesoro che millenni di storia europea avevano da consegnare al mondo moderno: "Il mondo moderno è una sollevazione contro
Platone." Ed è allora che la tradizione si svuota, smette di essere il motore spirituale dei popoli e dei singoli che vengono e verranno, per diventare qualcosa che interessa solo agli
eruditi, non di certo per ciò che alla vita ha da offrire, bensì per il suo semplice valore cronistico e compilativo: "La continuità dell'Occidente si è interrotta da quando il libro antico ha
smesso di contenere insegnamenti per diventare documento." Il vuoto, appunto. Le
istituzioni, i testi, i personaggi e i valori non rimangono che dei contenitori all'interno dei quali non si riesce a trovare nulla; ed ecco affacciarsi la prospettiva più agghiacciante, quella
che non lascia scampo se prende il sopravvento: il nichilismo.
"Così comincia il Vangelo infernale: Nihil erat in principio et credidit nihil esse deum, et
factum est homo, et habitabit in terra, et per hominem omnia facta sunt nihil."
Una prospettiva che è tutto fuorché un'opzione, addirittura la più coraggiosa delle opzioni, stando a quanto il nichilista vorrebbe far credere, ma la stessa cifra essenziale della postmodernità,
entro la quale ci muoviamo e agiamo ab origine: "La società moderna si concede il lusso di tollerare che tutti dicano ciò che vogliono perché oggi, di fondo, tutti pensano allo stesso
modo." Ed ecco che emerge una delle più grandi lezioni che Gómez Dávila ha da offrirci: quella che ci viene spacciata come libertà non è che la più terribile delle prigionie, in quanto
si tratta di una prigionia inconsapevole: quella alla quale ci sottomettiamo senza esserne consci. Quella dell'assenza della Verità è la diabolica Verità a cui tutti s'adeguano. L'uomo moderno,
lungi dal conoscere la libertà, crede che essa sia simile al giorno di ferie, in cui gli pare di non essere sottomesso a niente e a nessuno, ma è evidente che una simile pretesa è folle. Libertà
è piuttosto una sottomissione liberamente compresa e accettata, una sottomissione necessaria, a cui non ci si può sottrarre e la cui accettazione non umilia l'uomo, ma al contrario lo eleva :
"Solo la sottomissione a Dio non è vile." Non è questa un'istanza che rimanda all'amor
dei intellectualis di spinoziana memoria? E non sarà proprio per questo che "Dio è l'inciampo dell'uomo moderno"? Lo scoglio contro cui inevitabilmente il
pensiero si trova a cozzare? Una concezione della libertà, dunque, del tutto antitetica a quella che gran parte della letteratura e della filosofia moderne hanno proposto, fornendo di conseguenza
un ritratto edulcorato dell'autentica libertà politica. Per questo Gómez Dávila non si risparmia dallo sferrare pesanti critiche alle contraddizioni politiche generatesi in seno alle società a
cui la modernità ha dato vita: "La Rivoluzione francese sembra magnifica a chi la conosce male, terribile a chi
la conosce meglio, grottesca a chi la conosce bene." "La democrazia celebra il culto dell'umanità su una piramide di crani." E la Chiesa? Neanch'essa s'è sottratta alle insidie di un
mondo "in cui tutto perisce": spietate le sentenze in cui il filosofo prende posizione sul Concilio Vaticano Secondo, il quale ai suoi occhi "più che un'assemblea episcopale sembra un
conciliabolo di manifatturieri spaventati per aver perso la clientela." "Sul Concilio Vaticano Secondo non sono discese lingue di fuoco, come sulla prima assemblea apostolica, ma un torrente di
fuoco: un Feuerbach." Queste le aspre invettive di un Cristiano vero e degno di nominarsi tale, perché essere cristiani oggi, per Colacho, significa muovere critiche autenticamente cristiane
alla Cristianità contemporanea.
Nicolás Gómez Dávila si presenta dunque come l'alfiere indefesso del valore: in lui e con lui è possibile (cosa rara al giorno d'oggi) proiettarsi in una dimensione che nega e supera
efficacemente i prospettivismi/relativismi che, nelle forme più
disparate, compongono il mosaico della filosofia occidentale contemporanea e discorrere con un filosofo che, finalmente, non teme di giudicare (consapevole del fatto che è impossibile non farlo),
curandosi al tempo stesso di non scadere in prese di posizione non ponderate o ingiustificate. L'opera di Gómez Dávila va necessariamente letta e approfondita per dare voce a una delle menti più
geniali e al contempo sconosciute che la "vecchia Europa" ha avuto la generosità di regalarci.